Zoe a Nuova Astor

Posted By Claudia Borri on 13 gennaio 2010

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Zoe guardo` fuori dalla finestra della sua piccola stanza nella locanda, la vista mozzafiato dai picchi di Nuova Astor le si apriva davanti in tutta la sua magnificenza, eppure non riusciva a godere appieno di quello spettacolo.
Un po’ perche` si sentiva terribilmente sola e lontana da casa, dalle verdi distese della Selva, un po’ perche` iniziava a sentire, dopo piu` di due anni, il peso della missione che le era stato affidato, e un po’ perche` le mancava il familiare contatto con la lama di Valneer, la reliquia che aveva protetto con dedizione dall’estate precedente.
Sfioro` delicatamente il fodero con le dita, con una punta di rammarico.
Come tutti gli elfi, non amava i cambiamenti, una parte della sua anima tentava di appigliarsi disperatamente ad ogni piccola parvenza di stabilita` che gli eventi le porgevano, ma inutilmente… era come tentare di aggrapparsi all’acqua nel vortice di un torrente. Era inevitabile venirne trascinati, se non si voleva esserne sopraffatti.
Scosse il capo, con decisione.
Arrendersi no, non proprio ora che avevano scoperto cosi` tanto, e avevano sacrificato cosi` tanto.
Dentro di se` sentiva un tumulto di emozioni che non era abituata a provare, il cuore quasi le doleva nel petto se pensava a tutto quello che aveva passato… a quello che avevano passato… “Gli Eroi della profezia” li chiamavano, ma non si rendevano conto che era un ossimoro, la stessa frase?
Cosa c’e` di eroico nell’essere scelti dal Destino? Proprio nulla, c’e` solo una cupa rassegnazione nell’accettare il proprio compito, grande o piccolo che sia, nel dipanarsi degli eventi nelle Lande.
Era giunta a quella conclusione alcuni mesi prima, e sul momento ne era rimasta sorpresa, poi si era arrabbiata, con gli dei principalmente, e con se stessa, per la propria ingenuita`… ma ora si rendeva conto che mai, neppure nell’ora piu` buia, aveva dubitato per un attimo, di andare avanti.
Che fosse la volonta` degli Dei, di Neinhalt stesso, o quella di una giovane elfa, non aveva importanza, andava fatto, cio` che andava fatto. E lei non poteva permettersi distrazioni, era troppo rischioso, per se stessa, il suo mondo… e non solo, anche per le persone che amava.
I suoi compagni d’avventura erano motivo di rammarico per lei, vedeva gli umani dall’esterno, in tutte le loro piccolezze e meschinita`, vedeva i loro difetti, eppure non pensava piu` che le persone che aveva al proprio fianco fossero cosi`. Aveva forse avuto la fortuna di incontrare solo membri straordinari di quella giovane razza, nei suoi pellegrinaggi fuori dalla Selva?
O, come era arrivata a concludere, il loro padre, Temjin, aveva visto piu` avanti di chiunque, quando li aveva plasmati? Non e` forse vero che, quando irrompe un cambiamento, solo chi non si adatta soccombe, mentre gli altri riescono a trarne vantaggio? Aveva capito che gli umani in questo erano dei maestri. Le doleva ammetterlo, ma poteva imparare qualcosa da loro…
Allo stesso modo pero`, era fermamente convinta di poter fare lo stesso, e di doverlo fare.
Forse la sua missione in tutta quella storia era proprio questa, imparare a mettere da parte il proprio orgoglio, per quanto fosse difficile e doloroso.
Torno` con la mente al presente, dopo la lunga riflessione che l’aveva accompagnata quasi fino all’ora di pranzo, decise pero` che aveva bisogno di ritrovare un po’ di calma interiore e si decise ad andare a pregare.
Ora non aveva piu` la reliquia con se, ma aveva comunque fiducia che Temjin l’avrebbe ascoltata, o quantomeno, avrebbe preso atto della sua preghiera.
Si allaccio` rapidamente il corpetto, divenuto il suo fidato compagno di viaggio, e prese con se il suo bastone, che usava piu` come appoggio che come arma, in quelle strade irte di montagna.
La citta` brulicava di vita e di fermento, come un piccolo alveare, le persone si scambiavano saluti, e poi continuavano per la propria strada… era tutto molto frenetico per lei, abituata alla ovattata vita dei druidi della Selva.
Si tiro` il cappuccio sul volto e si incammino` verso la porta della citta`.
Cammino` per un bel po’, fino a che non trovo` quello che cercava, una piccola radura poco distante dalla strada, ma sufficientemente racchiusa da non essere vista dai viaggiatori, e che contenesse un albero degno di tale nome.
Aveva constatato con disappunto come, intorno a Nuova Astor, crescessero piu` che altro arbusti e piante spinose a basso fusto, che non potevano certo reggere il confronto con i maestosi alberi della Selva e che riuscivano a malapena a macchiare qua e la` di verde la dura roccia della montagna. La giovane elfa si chiedeva come quelle persone potessero sopravvivere in quell’ambiente sterile e freddo, ma di nuovo, non trovo` risposta, se non nel fatto che gli esseri umani, riuscivano a crescere e prolificare ovunque, come una pianta di gramigna.
Si inginocchio` davanti all’albero che aveva scelto, e appoggio` i palmi sulla corteccia, in un gesto familiare. Poi attese.
Chiuse gli occhi, ascoltando i rumori del bosco, il vento tra gli aghi delle conifere, il richiamo di qualche uccello rapace, lo scricchiolare delle foglie secche sotto le sue ginocchia.
Inconsapevolmente si trovo` a sorridere, di nuovo calma.

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Comments

5 Responses to “Zoe a Nuova Astor”

  1. Lisa Bidini scrive:

    Ecco quà un racconto dalla più puccettosa di tutte le Elfe! Grazie Claudia :)
    Ragazzi, godetevelo!

  2. Claudia Borri scrive:

    Grazie a voi!!! :D In seguito altre avventure!!!

  3. Marco Mazzoni scrive:

    Davvero molto bello, complimenti Claudia :)
    Soprattutto la parte un pò.. razzista… :D

  4. Claudia Borri scrive:

    Che vuoi farci, noi elfi siamo un po’ razzisti geneticamente! :D

  5. Dresyl scrive:

    attendo con ansia il seguito!! :)

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